SONETTI D’AMORE

2 / 23 / 30 LUGLIO   Ore 21.00

Sonetti damore

2 / 23 / 30
LUGLIO ORE 21.00

REGIA DI MELANIA GIGLIO
TRAD. DI ALFONSO VENEROSO

PRODOTTO DA POLITEAMA SRL

Viaggio tra i più bei versi di William Shakespeare

Samuel Coleridge definì Shakespeare “An androgynous mind”, una mente androgina. In effetti, nessuno come lui ha saputo parlare d’amore accogliendo in sé il maschile e il femminile, la passione carnale e la sublimazione, la vita e la morte. Basti pensare al fatto che i primi 126 sonetti sono dedicati al fair youth, un giovane ambiguo e narciso di sesso maschile, con ogni probabilità identificabile con Henry Wriothesley, terzo conte di Southampton, patrono e mecenate di Shakespeare; mentre i sonetti dal 127 al 154 hanno come loro fulcro una misteriosa Dark Lady, quasi certamente la tenutaria di un bordello londinese frequentato dal Poeta.

Qual è la natura dell’amore? Qual è il confine tra amore e amicizia?In che cosa differiscono l’amore passionale e quello ideale? Quando possiamo parlare di affinità elettive? Shakespeare nei suoi sonetti indaga tutti i possibili aspetti dell’amore. E l’amore stesso diviene così lo strumento d’eccellenza per conoscere se stessi, l’altro, il mondo, la poesia, la bellezza e la caducità. Il poeta è testimone instancabile di un mondo che non c’è più, una realtà costruita con dedizione, fede, potenza espressiva, serietà, competenza e valori indiscutibili. Nella stanza dell’immaginario del grande poeta ci si può anche smarrire. Là ci sono pochi oggetti, lo spazio è denso, percorso da sussurri e voci dimenticate, memorie di antiche interpretazioni, ombre in transito e riflessi di luce abbaglianti.

Il poeta frequenta il futuro nella vita di ogni giorno, si batte per la verità, cade in deliquio, trema, sviene per un istante e in quell’istante elabora universi, sogna l’infinito e tenta di decifrarne la grammatica. Così è la scrittura di Shakespeare, scrittura “vivente”, tracciata nell’inconscio dei suoi interpreti. Così è la sua Poesia. Questo viaggiatore dell’illusione e del sogno parla una lingua di cristallo, si misura con ogni possibile realtà, con ogni forma di tradimento e, come dal fondo di un pozzo, si affanna a parlare a tutti gli uomini ancora “vivi”, ancora innamorati …. La stanza che ospita quest’uomo e le ombre che lo accompagnano, ha grandi pareti di fumo che soffrono dell’instabilità propria dei sogni e quindi mutano continuamente. Proprio perché è “strumento divino”, proprio perché dialoga con gli angeli, il Poeta non deve solo divertirci, ma ha la possibilità di aiutarci a ritrovare la nostra grazia, la nostra innocenza, a lungo vagheggiata e rimpianta, cancellata inesorabilmente dal cinismo e dalla superficialità della nostra vita quotidiana.

INTERPRETI ( in ordine alfabetico )

William Shakespeare: Alfonso Veneroso

La Sua Musa: Melania Giglio

Il Conte Di Southampton : Sebastian Gimelli Morosini

Dark Lady : Francesca Mària

COSTUMI

Susanna Proietti

DIREZIONE TECNICA

Stefano Cianfichi

DISEGNO LUCI

Umile Vainieri

DISEGNO AUDIO

Franco Patimo

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